“Una firma contro la droga?”. Il tono del ragazzo fa apparire la cosa come scontata: chi sarebbe così stupido da rifiutare? La droga dà dipendenza, rovina la salute e i rapporti con le persone. Eppure ci sono così tanti aspetti mai detti, ma sicuramente visti che mi fanno storcere il naso e tirare dritto, ignorando lo sbigottito propositore. Mi viene da chiedere: quanto fattura lo Stato con le sigarette? E quanti, a causa di esse, muoiono o si ammalano? Di lì parte spontanea l’altra domanda: entrambi i valori suddetti, sono minori dei corrispettivi dovuti al consumo di cannabis o di altre droghe? No, certamente. Allora perchè tanto moralismo e tante levate di scudi? “Lo Stato deve tutelare l’incolumità dei suoi abitanti”, mi fu risposto una volta, giustificazione che potrebbe quasi starci, non fosse che da una parte vieta un veleno e dall’altra ne somministra un altro, guadagnandoci pure sopra concretizzando uno dei massimi aspetti dell’ipocrisia visibile a tutti: la scritta “FUMARE FA MALE”. Davvero niente male come tutela. Ma vertiamo pure uno sguardo su quest’ultima: c’è forse qualcuno che ritiene impossibile procurarsi sostanze illegali per i fruitori di queste ultime? Si dissuada. Trovare i fornitori e recuperare la “merce scottante” fa parte del contesto che tanto piace ai vari fumatori o sniffatori: si sentono “fighi” nel comunicare in codice via telefono ( sic! perchè ovviamente la finanza controlla TUTTI i cellulari…) o per la strada e credono di essere brillanti quando possono offrire con un sorrisino al limite del ridicolo, ciò che si sono procurati in virtù di conoscenza che espongono come un vanto. Ipotizziamo ora una legalizzazione totale delle droghe, vendute in farmacia, sotto controllo. Le istituzioni apparirebbero come “mostri” dispensatori di morte? Di sicuro non più di quanto già lo siano ora con il tabacco. E soprattutto, apparirebbe così “trasgressivo” utilizzare sostanze non vietate? Altro aspetto: quanto guadagnerebbe lo Stato, eliminando la spesa utilizzata in maniera solo parzialmente fruttuosa per bloccare lo spaccio? quanto guadagnerebbe imponendo una tassa sull’acquisto? Ma soprattutto: con cosa si finanzierebbe la criminalità, che campa in buona parte su questo? Senza contare che un fallimento nella guerra alla droga con i criteri attuali significherebbe soprattutto una sconfitta per chi la consuma. In caso di legalizzazione ci sarebbe una grossa perdita monetaria per il Tesoro italiano e ho buoni motivi per pensare che ci sia sempre più volontà nel fare le cose quando si rischia di perdere dei soldi. Pensiero cattivo, non è vero? Ma d’altronde sono nato in Italia…Mi sia concessa venia per la provocazione: non vado oltre la birra doppio malto come droga pesante e legalizzazione o meno non fruirei mai di qualcosa di così dannoso (al pari delle sigarette). Ma ai moralisti che mi dicono “firma contro la droga”, permettetemi di rispondere con un gesto di stizza e con il proseguimento verso i miei affari.
Gilles Zalambani
Tornavo a casa da un breve viaggio, camminando per le strade del centro.
Un muratore esce da un portone, rumorosamente tira su con il naso e molla un fragoroso sputo in mezzo alla strada, con ampio e apprezzabile gesto atletico.
Poi corre a guardarsi allo specchio del proprio furgone, sistemandosi l’acconciatura.
Sia mai che una bella donna, passando di lì, lo possa cogliere spettinato.
La risposta a questa frase, oggi alle 16.45 sarà il primo evento di Frozen Ravenna.
Come da programma, l’evento è stato rimandato ad oggi, quindi.. anche noi, assieme a tutti i partecipanti vi aspettiamo in via 4 Novembre davanti al Mercato coperto, per seguire e partecipare attivamente al “Congelamento” che avverrà alle ore 17.15 in seguito ad un suono di tromba da stadio!
Sfortunatamente, le condizioni metereologiche avverse hanno fatto desistere i “frozen-facebookers” di Ravenna, per tanto il “Frozen Ravenna” Sarà rimandato al 31 Gennaio.
Il CDA FROZEN RAVENNA ha deliberato:
FROZEN RIMANDATO A SABATO PROSSIMO, 31 GENNAIO.
Causa tempo demmèrda!RIMANE TUTTO UGUALE, e grazie all’efficienza ed alla dinamicità che ci contraddistingue abbiamo già creato il nuovo gruppo:
http://www.facebook.com/group.php?gid=62988766344&ref=mf
RI-ACCORRETE NUMEROSI, ANCORA PIU’ CARICHI!!!
Dal titolo sembrerebbe quasi una strana previsione di gelo improvviso, che potrebbe gettare nella morsa del ghiaccio la nostra beneamata cittadina.
Si tratta invece di un simpatico evento che, lanciato dal sig. Beppe Cataudo, attraverso i canali di Facebook, sta avendo, per ora almeno… virtualmente, un successo più che inatteso.
Domani pomeriggio infatti, si troveranno (per lo meno, secondo le stime), almeno 700 persone, che “congeleranno” Ravenna per tre minuti.
Scrive Beppe Cataudo:
Un po’ aggiornamenti sono doverosi:
L’appuntamento rimane fissato per le 16:45 di SABATO davanti al MERCATO COPERTO all’inizio di Via Cavour.
Lì faremo il punto della situazione su quanti siamo realmente e vedremo se spostarci, e spargerci (ma non troppo!) verso Piazza del Popolo lungo Via 4 Novembre, o risalire via Cavour.Alle 17.15 faremo partire il SEGNALE: una bella “calcsonata” con una TROMBA DA STADIO!
Da quel momento rimarremo tutti IMMOBILI PER 3 MINUTI - C O N G E L A T I !Allo scadere del tempo, un secondo suono di tromba (e grasse risate!) ci farà scongelare, ed ognuno andrà per la propria strada (che probabilmente lo porterà ad uno spritz!)
Sarebbe bello se si riuscissero a creare delle specie di “coreografie statiche” come si vede per esempio nel video di Milano (es. il ragazzo che cade in bici con la gente attorno)…quindi spazio alla fantasia!
Mi raccomando: se conoscete (o siete) FOTOGRAFI o VIDEO AMATORI, tirateli in mezzo per documentare il tutto!
Per quello che riguarda il METEO le previsioni non sono chiare, ma chi se ne frega! “Ci siamo forse arresi quando i Tedeschi bombardarono Pearl Harbor?” (cit.)
Detto questo: vi saluto calorosamente e vi rinnovo l’invito a divulgare il verbo di simpatia + allegria + e sciatalgia + + + insito nel Frozen!
A SABATO!
Beppe[PS] Per riconoscerci: io e 3 o 4 dei miei amici avremo in testa un bel cappello da contadino e qualcosa appeso al collo (tipo binocoli, macchine fotografiche, ricchi premi e cottillon, …), quando ci vediamo dite la parola d’ordine “PERE CHE IL POMPELMO FACCIA MELE” e scatterà il riconoscimento!
Fonte - Facebook
MEETING POINT: Via Cavour davanti al Mercato Coperto
(Mappa di Google: http://tinyurl.com/7qb6tp)
FROZEN PREVISTO PER LE ORE 17:15 - Ritrovo ore 16:45
ALTRI FROZEN D’ITALIA:
MILANO: http://www.youtube.com/watch?v=fylyGWk4y1g
Questo documento rappresenta la “Dichiarazione d’intenti” con cui Riccardo Ricci Petitoni, 24enne ravennate, si è candidato a segretario regionale dei Giovani democratici.
Di fronte a questa importante ricorrenza dobbiamo però riconoscere che, sebbene dopo Berlino altri muri siano crollati in ogni parte del mondo, sono ancora tantissimi quelli che permangono e che purtroppo continuano ad essere eretti.
Una barriera di cemento divide il popolo palestinese da quello israeliano, mentre un muro invisibile e preconcetto separa i cittadini nazionali dai migranti che varcano i confini alla ricerca di un futuro migliore.
In Europa, e nel nostro Paese, steccati ideologici dividono la società: l’autoreferenzialità delle classi dirigenti nazionali impedisce il ricambio generazionale e l’espressione di nuove mentalità, la rincorsa ad uno sviluppo cieco ed arretrato distrugge l’ambiente e ci allontana da una crescita sostenibile.
Nella scuola, nell’università e nella società stessa le regalie ed i clientelismi prevalgono sul merito, mentre la dignità del lavoro è spesso svilita dal mero sfruttamento economico dell’uomo sull’uomo.
Il progetto di una conoscenza universale soggiace agli interessi privati, ed il sogno di una piena integrazione europea è ostaggio degli egoismi nazionali.
Anche all’interno della nostra Unione regionale è necessario superare steccati e pregiudizi, ascoltarsi gli uni con gli altri, imparare gli uni dagli altri e soprattutto avere fiducia reciproca.
1. Per questo abbiamo improntato questa candidatura alla chiarezza, intendendo perseguire una politica di trasparenza, di condivisione delle opinioni, dei pareri, delle decisioni. Costruire in primis un rapporto di fiducia, che non faccia mai mistero nemmeno dei punti oscuri che potessero presentarsi.
No a riunioni di fazione, no a consessi separati, no agli incontri preferenziali con gli amici e gli amici degli amici.
2. Il nostro agire politico deve essere improntato all’analisi, alla proposta ed infine all’azione: per questo dobbiamo affrontare i problemi e le tematiche a tuttotondo, includendo tutti gli attori coinvolti. In quest’ottica pensiamo che legittimare tavoli interprovinciali su temi e problemi specifici sia il miglior modo per affrontare le questioni in una prospettiva positiva di sistema. Pensiamo ai trasporti pendolari, pensiamo ai poli universitari, pensiamo agli indotti turistici e industriali.
3. Allo stesso modo crediamo che la difficile situazione nazionale e le perplessità che condividiamo a riguardo possano essere risolte solo avviando un dialogo sincero e costante con le realtà a noi limitrofe, che condividono le nostre stesse esigenze. Per questo obiettivo primario sarà costruire una collaborazione con Toscana, Umbria, Marche , Liguria e con le regioni del Nord, per convergere su iniziative e strategie comuni.
4. Abbiamo bisogno di un nucleo dirigente snello ed operativo, che non risponda a logiche di spartizione fra le federazioni ma che punti sulla competenza e sul merito.
Il Coordinamento dei Segretari deve essere l’organismo decisionale che coadiuvi il Segretario, il quale deve poter disporre di uno staff con deleghe tematiche, che operi nell’interesse generale e sia quindi svincolato da ogni forma di veto locale.
È possibile un organismo decisionale e consultivo intermedio fra il Coordinamento dei Segretari e l’Assemblea regionale, formato da una rappresentanza ristretta delle Federazioni, ed integrato dalle deleghe tematiche e da personalità rappresentative di associazioni o di movimenti politici che condividono il progetto democratico.
5. Fiducia e complicità reciproca si formano partendo da comuni intenti. Da qui l’accento che l’Unione regionale dovrà porre alla formazione ed alle campagne politiche. La struttura regionale dovrà esser capace di costruire “cabine di regia” per iniziative che vadano da Piacenza a Rimini, e per un approccio formativo alla politica, anche attraverso periodi di studio tematizzati e regolari seminari di analisi e proposta.
6. La nostra Giovanile non potrà più prescindere dal considerare determinante la questione comunicativa. Serve un linguaggio nuovo, che parta dall’interesse verso i mezzi comunicativi virtuali e passi dalla ricerca, dall’esperimento di nuove forme di comunicazione e di condivisione.
Internet è un territorio potenzialmente vastissimo per la sperimentazione, e non ancora uniformato. Su questo e sulla sua comprensione dobbiamo puntare: blog, social networks, web radio (esperimento riuscito con successo già in alcune federazioni) e web tv. Ma esistono tante altre forme di comunicazione nuove nella vita reale, figlie dell’evolversi della società, che vanno ricercate e su cui dobbiamo esser avanguardia.
7. L’Assemblea regionale del 25 gennaio dovrà sancire uno spartiacque fra le questioni meramente organizzative e l’apertura di una discussione politica sui temi. Per questo prendiamo l’impegno per la costituzione degli organismi dirigenti nel più breve tempo possibile, ed un conseguente immediato avvio del confronto e della proposta sui temi dell’Università, dell’Istruzione, del Lavoro, dell’Ambiente, dell’Europa e del Welfare.
Nell’avvio di questa fase il documento regionale di convergenza redatto a dicembre dovrà esser la base primaria.
Pur non considerandoli esaustivi della molteplicità dei temi in campo, sentiamo tuttavia l’esigenza di evidenziare cinque temi salienti che crediamo imprescindibili all’interno della discussione:
• Il finanziamento pubblico e privato all’Università si attesta sullo 0,9 per cento del Pil contro una media europea del 2 per cento. Parametro distante dall’obiettivo del 3 per cento tracciato dagli accordi di Lisbona. L’ipotesi di un taglio, messa in atto dal governo Berlusconi, è un controsenso: i fondi per la didattica e la ricerca, per uscire dalla crisi, dovrebbero essere implementati. Non va eluso però il tema del merito e della razionalizzazione della spesa. I fondi per la ricerca devono essere assegnati con una valutazione dei progetti compiuta da esterni. Terminato il progetto, devono essere valutati i risultati conseguiti, che devono pesare sull’attribuzione di nuovi finanziamenti. Stop al nepotismo e al clientelismo, con una riforma vera dei concorsi. Va favorita poi l’internazionalizzazione dell’università e la mobilità degli studenti, affinché possano scegliere l’ateneo a cui iscriversi in base alle proprie aspirazioni e non alla possibilità del proprio portafogli. Lo studente stesso deve essere riconosciuto come soggetto attivo nella società ed il suo “status” deve prevedere agevolazioni, reti di servizi ad hoc riguardanti in particolare i trasporti, l’alloggio, l’integrazione nel contesto urbano. L’università è una risorsa culturale importante per la nostra Regione, e la sua difesa è patrimonio di tutti noi: un contributo per una sana riforma degli atenei può partire da un’Unione regionale che metta ai primi posti un serio confronto fra le realtà attive nelle Università e nei Poli della nostra Regione: l’esperienza non ci manca.
• Il Lavoro è il fondamento della nostra Repubblica, la tutela della dignità del lavoro e del lavoratore deve esser caposaldo di una Sinistra Riformista. In tempi di stagnazione e recessione la soluzione non può essere il precariato, che al limite è una delle cause. La riforma degli ammortizzatori sociali è imprescindibile al fine di avviare un modello di flexsecurity sul modello nordeuropeo, che non deve essere una mera utopia ma una tensione di fondo costante. La flessibilità unita alla sicurezza del lavoro, e sul lavoro, esiste quando al lavoratore è garantita una formazione permanente, con tutele che proteggano il lavoratore flessibile quando cambia lavoro, e che lo indirizzino sostenendo la formazione verso un nuovo impiego. Il precariato va combattuto sterilizzando i contratti di serie B con l’estensione degli ammortizzatori e delle tutele sociali a tutte le tipologie di contratto, anche alla luce della situazione economica attuale: dal 2008 al 2009 si sono già persi 400000 posti di lavoro, buona parte dei quali appartenenti a persone con contratto flessibile. È necessario inoltre rendere meno conveniente il lavoro a termine e prevedendo un salario minino garantito.
I contratti di formazione-lavoro e di apprendistato devono essere ripensati riconoscendo lo status di soggetto attivo allo studente ed all’apprendista al pari del lavoratore, perché queste esperienze formative non si trasformino in semplice reperimento di manodopera a basso costo, e per restituire dignità ad un tipologia di lavoratori che viene penalizzata per anni.
• al pari dell’Università, l’Istruzione primaria e secondaria deve rivestire un ruolo speciale all’interno della società. I tagli ed il gretto ridimensionamento che il Governo sta perpetrando non solo sono un attacco alle fondamenta della cultura di questo Paese, ma nulla fanno per combattere la dispersione scolastica e l’abbandono, favorire l’integrazione, garantire pari opportunità d’accesso a tutti. L’ambiente scolastico deve poter essere inclusivo, e deve poter dotarsi di risorse adeguate per l’inserimento degli studenti migranti e degli studenti diversamente abili. Deve poter promuovere programmi di orientamento ed indirizzo, anche potenziando i rapporti fra la scuola e l’Università/mondo del lavoro.
Nella nostra Regione, dove esiste un modello scolastico avanzato, dobbiamo vigilare affinché la scuola rimanga maestra di rispetto combattendo contro l’insorgere dell’intolleranza e del razzismo. L’istruzione e la formazione devono essere incoraggiate anche attraverso programmi di sostegno all’iniziativa ed all’espressione degli studenti e dei giovani in generale, riconoscendoli come risorsa attiva per lo sviluppo del Paese.
• L’Emilia-Romagna può vantare un pregevole modello di tutela ambientale e di sviluppo sostenibile; un modello dove gli amministratori locali e regionali hanno saputo far coesistere la vocazione industriale ed urbana col rispetto e la protezione dell’ambiente e del territorio. Ma la sfida ambientale è ambiziosa, e non dovremmo mai stancarci di perseguire un miglioramento costante, ragionato, sperimentando soluzioni e progetti. Dobbiamo lavorare costantemente come avanguardia e mai adagiarci sugli allori.
La dimensione urbana dell’Emilia-Romagna ci impone un ragionamento sulla mobilità e sui trasporti; tema non solo legato al controllo dell’inquinamento ma anche al diritto al trasporto pubblico ed alla mobilità integrata. L’idea di una regione-città, collegata ed integrata al suo interno può ispirarci proposte per ottimizzare la mobilità studentesca ed il pendolarismo, riducendone i disagi.
• Un’Unione Europea forte rappresenta una prospettiva irrinunciabile per aggredire i temi della modernità: l’emergenza ambientale che mette a repentaglio la salute del Pianeta, la crisi economica che segna la fine di una globalizzazione senza regole per il capitale finanziario e senza garanzie di equità per i più deboli, la sicurezza internazionale insidiata da mafia, brigantaggio, terrorismo e tratta di esseri umani. E non per ultimo il tema dei flussi migratori: il loro controllo e gli strumenti di welfare per fare fronte a questo fenomeno non possono essere retti da una sola nazione. Gli stati nazionali, la cui struttura è uscita sconfitta dalla storia del ‘900, non possono reggere queste scommesse. Oltre agli Stati uniti d’America e l’Ue, anche la Cina, l’India, l’Indonesia, la Russia, il Brasile, il Messico, il Giappone, il Sud Africa e altri numerosi stati intendono partecipare al governo del mondo. L’Europa, dopo essersi macchiata della responsabilità dei due conflitti mondiali, deve interpretare una fase di cooperazione internazionale, di superamento dei conflitti, di rivendicazione dei diritti dei più deboli. Quando è unita, ha dimostrato di poter assumere questa funzione: è successo per la crisi libanese, è accaduto quando si è fatta promotrice della moratoria contro la pena di morte. Per questo, la giovanile democratica deve assumere il ruolo di avanguardia europeista, e fare proprie le istanze che vogliono dotare il Vecchio Continente di una sola Costituzione, di una guida unitaria per la politica estera, di un governo unico.
Riccardo Ricci Petitoni
Federica Degli Esposti
Carlo Gavanelli
Giorgia Antonellini
Federico Aquilanti
Dario Biolcati Rinaldi
Valentina Casadei
Laura Lombardi
Alex Mirandola
Luca Coffari
Matteo Mogardi
Roberta Morini
Riccardo Ruggeri
Agnese Russo
Angela Zagonara
Matilde Zavalloni
In pochi sanno che nel 1945, in Romagna, fra il Ravennate e l’Imolese combatterono contro i nazi-fascisti anche tre battaglioni, totalmente composti da militari del Commonwealth di allora. Nella gran parte provenivano dalla Palestina (che all’epoca era sotto dominio britannico) e avevano (quasi tutti) una caratteristica comune: erano ebrei.
Churchill aveva persino dato loro la possibilità di organizzarsi indipendentemente e di combattere sotto una loro bandiera: azzurra-bianco-azzurra, con al centro una stella di David. In pratica, la bandiera di Israele nasce in Romagna, precisamente a Brisighella dove fu utilizzata la prima volta nell’aprile del ’45. La Brigata Ebraica, così fu chiamata, era giunta però in Romagna già prima. Il primo compito che assunse fu quello del presidio del triangolo fra Mezzano, Alfonsine e Bagnacavallo. Cinquemila uomini che si distinsero per il loro coraggio in duri scontri contro i tedeschi, che furono costretti ad arretrare oltre il Senio. In seguito furono trasferiti nei pressi di Riolo. Furono protagonisti nella liberazione di Cuffiano, Riolo Terme, Ossano, Monte Ghebbio, La Serra ed Imola.
Per questo, trovo ributtante che molti siti della destra fascista e oltranzista, che leggono la storia al contrario, tributino onore al Battaglione SS Bozen infame protagonista delle Fosse Ardeatine. Un humus fetido che impantana alcuni giovanissimi, colpiti dall’attuale offensiva nella Striscia di Gaza e magari poco avvezzi alla storia, che si lasciano affascinare dall’antisemitismo. Un sentimento da cui non è aliena nemmeno la sinistra estrema.
Bene, a costoro voglio ricordare la storia e raccontare come l’insegnamento di quei ragazzi, che hanno combattuto per la nostra libertà, sarebbe utile anche oggi.
La Brigata Ebraica, infatti, compose la propria ossatura nella precedente guerra civile spagnola, purtroppo vinta dal fascista Francisco Franco. Anche il comandante della Brigata Garibaldi, composta da italiani che combattevano per la Repubblica Spagnola, Randolfo Pacciardi, ebbe modo di descrivere il coraggio di quei giovani. Gli ebrei palestinesi erano inquadrati, per lo più, nel Battaglione Dimitrov e indirizzarono al termine della guerra spagnola un messaggio “alle masse lavoratrici arabe ed ebree”. In quel documento si sosteneva come “noi arabi ed ebrei che abbiamo combattuto nei ranghi dell’esercito popolare spagnolo, vi chiamiamo all’unità della lotta per una Palestina libera e democratica che diventerà la Patria di tutti i popoli che vi risiedono”.
Questi erano i sentimenti che animavano i giovani che hanno combattuto contro il fascismo prima in Spagna poi in Italia. Si avvicina il 27 gennaio, la Giornata della Memoria che ricorda la vergogna della Shoa. Bene, mi auguro davvero che non sia caratterizzato dall’antisemitismo strisciante nella società italiana. Nella Striscia di Gaza si sta combattendo una guerra terribile, che fa il male di entrambi i popoli - quello ebreo che vive nell’ansia di attacchi terroristici e, in parte, sotto la pioggia di razzi Qassam e quello palestinese che sta pagando un tributo di sangue intollerabile -, ma che rafforza entrambi gli establishment al potere: quello di Tel Aviv, alla vigilia delle elezioni, e quello di Hamas, che vive sull’odio antisemita. A quei “governi” i ragazzi della Brigata Ebraica avrebbero insegnato qualcosa. E mai bisogna odiare un popolo per gli errori di chi lo governa. Vi chiedo quindi di aderire all’iniziativa mia e del coordinatore di RavennaRadicale, Cesare Sama. Il 27 gennaio ci recheremo al cimitero di Piangipane, dove è sepolta la gran parte dei 45 giovani ebrei che diedero la vita per liberare Ravenna e non solo. Ma dove giacciono anche centinaia fra indiani, cingalesi, pakistani e di molti altri popoli asiatici e africani. Nella sostanza, per la nostra libertà hanno combattuto cittadini di varie etnie e di pressoché tutte le religioni. Mai dobbiamo dimenticarlo.
Andrea Tarroni
Sono vittima della sensibilità concessa all’uomo moderno. Parlo di quella che emerge quando, esternati dal ciclo alimentare, possiamo farci degli scrupoli ad esempio sul consumo di carne – sono vegetariano – o sul maltrattamento degli animali – sono antispecista.
Chiaramente non mi vergogno di questa sensibilità, mi pare d’avanguardia.
Altro mio difetto è di non sapermi fare i cazzi miei, cosa che mi ha sempre garantito qualche guaio oltre a un sacco di belle esperienze.
Sono venuto a conoscenza alcune settimane fa dell’esistenza del canile lager a Osterie, in provincia di Ravenna. Un allevamento dove il padrone, ottantenne ex-veterinario, tiene circa 200 cani senza dar loro da mangiare, senza acqua pulita da bere, senza luoghi riparati per la pioggia e il freddo d’inverno ed il sole d’estate, senza cure veterinarie adeguate, senza pulizia. Così da una decina d’anni.
Il principio che lo ha sempre salvato dai precedenti processi è che lui mette in pratica la selezione naturale come metodo d’allevamento. I pochi cani che sopravvivono vengono venduti ai cacciatori che si assicurano bestie robuste e agguerrite. Degli altri rimangono i resti qua e là in mezzo al fango e alla merda.
A sentire queste cose uno normale si indigna. Uno come me ha bisogno di capire, e si fionda alla prima occasione sul posto. Così ho fatto.
Sono partito con due volontarie e l’auto piena di cibo ed acqua, ho infranto un paio di articoletti di legge che tutelano il “fatti i cazzi tuoi”, e tra merda e fango ho sfamato i cani e scattato alcune foto, incorrendo anche nel proprietario e nei carabinieri. Se non vi annoia, potete leggerlo qui.
Sensazioni. Tanta rabbia sotto la pelle, disgusto, preoccupazione per i cani visibilmente malati, tenerezza per i quattrocento occhi a caccia di cibo e anche per quel cane che gli occhi non ce li aveva più. Voglia di farli scappare, senza poterlo fare. Un altro destino qualsiasi sarebbe andato meglio che questo.
Per me un cane soffre quanto un uomo. Di uomini che vivono in condizioni simili, ahimè ne esistono. Covo rabbia nei confronti di chi permette che queste cose accadano, con le proprie mani o con il proprio silenzio.
Ieri ed oggi alcuni media nazionali ne hanno parlato. Ora è tutto sotto sequestro.
Occorre che la società si faccia carico della tutela e del mantenimento di questi animali.
Ci sono due punti di raccolta per il cibo che servirà a sfamare oltre 200 animali a tempo indeterminato. Lo sforzo sarà grande e anche un piccolo aiuto sarà apprezzatissimo.
Punto di raccolta a Carraie Via Cella 553 - L’OcchioVerde
Punto di raccolta a Ravenna - Circ. Piazza D’Armi 53 - La Rosa Maurizio
Per il momento si può portare solo cibo in scatola a lunga conservazione.
Per lavarsene le mani, bisognerebbe prima sporcarsele.
Quello che segue é un immaginario colloquio di lavoro a RAVENNA, colloquio mai avvenuto e che non prende spunto da alcun episodio reale. Tutto frutto della mia fantasia. Le persone e i luoghi sono puramente inventati, benché, forse, verosimili.
<<Buongiorno.>>
<<Buongiorno. Lei é il signor?>>
<<Giulio Galbiati>>
<<Piacere, Michele Bellari>>
<<Piacere>>
<<Mi aspettavo qualcuno di più vecchio>>
E’ il primo affronto.. ma te ne sbatti, sei lì per un lavoro, vuoi mandare tutto a puttane i primi 5 secondi? No vero.. e allora lasci che tutto scorra liscio..
L’esaminatore con la sua solita faccia sorridente, mi squadra dalla testa ai piedi.. e poi con sguardo.. un attimo perplesso:
<<Si sieda>>
Io mi siedo.. accavallando le gambe, cosa che dicono non dovresti fare perché il linguaggio del corpo indica chiusura e non é bene.. certo.. sempre carini e sorridenti! Al massimo dell’energia, prestazioni sempre al top!
Quella mattina mi sono alzato, dopo giorni di nullafacenza.. ho le occhiaie perché la notte faccio, anche involontariamente tardi.. ho mangiato una colazione blanda.. ma quella mattina ho bevuto il mio bel caffè, che sono mesi che non bevo.
Sono carico.. teso come una corda di violino.. le mani tremano.. effetto non voluto del caffè.. che quella mattina dopo giorni e giorni di astinenza sembra fare il suo lavoro in maniera più forte del previsto.. mi rende paranoico.. non a livelli gravi.. ma quel grado di paranoia tale da renderti più suscettibile.
Ormai mi sono seduto.. bello composto.. e aspetto le domande, ma invece..
<<Dunque noi, della DIONAI REVIVE, azienda Italiana sul mercato da più di 20 anni, ci occupiamo di produrre, speciali profilati nel settore idraulico.. lei sa di cosa stiamo parlando?>>
Cerco nel mio cervello di aprire tutti i cassetti, fare appello alla mia memoria e un pò anche alla mia fantasia.. ma l’unica risposta che ci trovo é una definizione molto vaga della parola “PROFILATO”.. e subito per associazione, mi viene in mente la parola “PROFILATTICO”.. ma decido di non rischiare..
<<Mmm.. onestamente no.. devo ammettere la mia ignoranza, ma non so di cosa stiamo parlando>>
L’esaminatore sorride, con quel suo ghigno malefico da “Siamo a posto!”, ma anche un pò da padre.. in stato.. “pietà di te”.. e così decide di aiutarmi.
<<Nulla di fantascientifico.. fondamentalmente si tratta di tubi, canalette in alluminio.. profilati angolari, modulari.. una serie di articoli che noi adattiamo all’utilizzo nel settore idraulico>>
Faccio finta di capire con un cenno della testa, fingendo chiaramente attenzione in attesa che cessi di parlare e possa venire il mio turno per esporre la mia situazione.. quindi non riporto questa parte del discorso perchè é totalmente sconosciuta anche a me.
Quando ha finito di parlare della sua ditta.. sulla quale non ho alcun interesse.. perché con tutta probabilità se non verrò ammesso.. appena uscito da quella porta, non ricorderò mai nemmeno il nome dell’azienda.. beh.. ritorno in me.. e l’attenzione torna a livelli normali.
<<Lei ha 26 anni?>>
<<Si.>>
<<Sembra molto più giovane>>
<<Grazie. Sa.. me lo dicono tutti.. e io dal canto mio che ci posso fare, la gente fa di tutto per non invecchiare, e io che non invecchio che vuole che faccia, devo sputarci sopra??>> Gli rispondo sorridendo. Se ha voluto capire ha capito!
<<Beh ad ogni modo.. questo é il suo curriculum, vediamo.. ragioniere.. beh.. ha preso anche un bel voto, come mai non ha fatto il ragioniere>>
<<Eh.. non mi piace come lavoro, il lavoro di ufficio.. non fa per me un pò deprimente..>>
<<Ma anche qui alla DIONAI REVIVE, noi stiamo cercando una figura di questo tipo, si tratta comunque di lavoro d’ufficio>> e TAC! altro sorrisino.
<<Beh si lo so, ma non é magari così ripetitivo come il lavoro amministrativo.. pratiche.. timbro, firma.. fogli, carta.. insomma magari qui é un pò più dinamico>>
<<Noi cerchiamo una figura.. con esperienza nel settore della bollettazzione, della corrispondenza con i clienti e con una buona conoscenza dell’inglese>>
<<Certo, ho letto l’annuncio.. per la bollettazione non ho esperienza, ma bene o male ho una buona conoscenza dell’inglese>>
<<Lei sul curriculum ha scritto buona conoscenza dell’inglese.. come mai si sente così sicuro?>>
Cosa vuole che gli risponda questo??
<<Beh perché credo di avere avuto un’ottima insegnante di inglese poi é una lingua che uso molto leggendo varie cose su internet, avendo fatto diversi viaggi, insomma credo di conoscerlo>>
<<Perché.. se con ottima conoscenza dell’inglese si intende un madrelingua, con buona conoscenza ci si aspetta una certa fluidità.. una conoscenza dei termini tecnici>>
<<Beh certo.. ora.. magari non so come dire “PROFILATO” in inglese, però.. posso sempre impararlo, il linguaggio specifico di un settore lo si impara poi sul campo credo no?>>
<<Si si.. Quindi lei non ha esperienza nella bollettazione? Ed é ragioniere?>>
TIPICO comportamento dell’esaminatore.. ripetere le cose che tu gli hai detto.. quando lo fa.. significa che sei già scartato a priori.. ma tu.. continui perché infondo devi portare al termine il tuo colloquio.. perché se non concludi la cosa non ti alzi dalla sedia al più presto..
<<Beh si.. non ho esperienza, ma c’è anche da dire che non ho avuto modo di farmela. Tutti chiedono ESPERIENZA, ma uno dovrà pur cominciare da una qualche parte, no?>>
Di nuovo l’ennesimo sorriso tra il beffardo e il comprensivo di quel maledetto dell’esaminatore.
<<..Allora.. esperienze lavorative.. dunque dal 2001 al 2006 addetto alle vendite presso importante centro commericiale..>>
<<Si? Quale?>>
<<Eh.. “IL SERCHIO” in Via Fiumana 26>>
<<Ah.. non conosco>> Stanne certo.. davanti all’esaminatore puoi dire anche.. ho lavorato per la regina d’Inghilterra, o per la MERCEDES, e ti direbbe allo stesso modo, stessa intonazione, stessa espressione sul volto “NON CONOSCO”.. un classico entrato nella storia dei colloqui di lavoro!
L’esaminatore contiua:
<<Poi come mai ha deciso di cambiare lavoro?>>
<<Mah alla fine diventava un po’ stancante, lo stipendio era basso, venivo assunto a tempo determinato con dei contratti su misura.. e poi dovevo lavorare molte ore.. molto straordinario, poi volevo cercare qualcosa di più vicino a casa.>>
<<Mmmh.. capito.. quindi principalmente per problemi logistici?>>
<<Beh si.>> Problemi logistici?!? Io rispondo si.. così va avanti.
<<E poi invece dal 2008 ad oggi, magazziniere presso JUS SRL, cosa faceva?>>
<<Eh niente.. sistemavo la merce.. facevo i pacchi, li spedivo.. usavo il muletto il transpallet.. questo genere di cose.>>
<<Capito.. e come mai adesso vuole cambiar lavoro?>>
<<Beh perché era ora di cercare un lavoro più “definitivo” qualcosa non dico per tutta la vita, ma qualcosa di più stabile che si possa fare anche in età avanzata>>
<<Si, si capisco, ma lei non risponde fondamentalmente alla FIGURA che noi cerchiamo>>
Sta cazzo di figura.. cazzo devi fare l’album PANINI, ma vai a cagare va!
<<Si.. é vero non ho esperienza però vede credo che sia un po’ una chiusura mentale tutta italiana quella che se nasci ragioniere muori ragioniere, se finisci a fare il magazziniere, perché hai sviluppato esperienza in quel settore dovrai morire magazziniere.. all’estero non é così!>>
<<Si ma abbiamo necessità di inserire questa persona al più presto.. perché dobbiamo sbrigare una mole di lavoro.. che in questi mesi si é andata via via accumulando e quindi stiamo cercando una persona che riesca a lavorare con una certa autonomia>>
Che bel lessico! fantastico.. da manuale del mondo di lavoro.. In sostanza:
ABBIAM BISOGNO CHE STO QUI LAVORI DA SOLO E IN FRETTA PERCHE’ IN STI MESI NON C’ERA NESSUNO CHE FACEVA STA COSA E ORA C’è BISOGNO DI UNO CHE SI FACCIA IL CULO ANCHE CON DELLO STRAORDINARIO E LO FACCIA IN FRETTA!
L’esaminatore a questo punto continua.. sapendo che non sei quello che sta cercando.. a questo punto cerca di ritirarsi.. sminuendo quindi la sua offerta, ma allo scopo di ottenere da te qualcosa di più.. é un pò come contrattare con i “VU CUMPRA’”.. quando il prezzo é troppo alto, tu cosa fai te ne vai.. e aspetti che lui abbassi la sua offerta, l’esaminatore fa la stessa cosa..
<<Comunque alla DIONAI REVIVE, per questo ruolo.. non c’è prospettiva di carriera, se non dopo alcuni anni, ma sostanzialmente non ci sono grossi incrementi.>>
<<Beh si non é un problema non aspiro a carriera o ambizioni di altro tipo>>
<<Lo dico perché molti invece sono interessati ad uno sviluppo ma non é politica aziendale>> TRADOTTO: Nel corso degli anni ti affibbieremo più responsabilità, più lavoro.. ma la paga resta la stessa.
L’uomo della DIONAI prosegue.. <<Sarebbe disposto a lavorare anche il sabato o la domenica, ovviamente con un giorno di riposo settimanale?>>
<<Mah.. onestamente, io ho dato come preferenza all’interinale un lavoro su 5 giorni lavorativi.. quindi sabato e domenica possibilmente a casa.. però.. se il lavoro é interessante posso adattarmi>>
<<Certo.. nel primo periodo comunque qui alla DIONAI, ci sarà bisogno che questa persona faccia dello straordinario, non pagato, quindi si parla anche di lavorare 10 ore al giorno , lei ha problemi?>>
NOOO!! Chi é che non vuole lavorare 10 ore al giorno! Chi é che non vuole fare straordinario non pagato.. é UN SOGNO! Cerco di sbollirmi.. infondo sto cercando un lavoro, meglio tenersi una porta in più aperta
<<No, può andare.>> rispondo.
<<Bene.. direì che abbiamo finito.. ha domande da farmi?>>
FATECI CASO, durante tutti i colloqui di lavoro.. dello stipendio, la cosa più sostanziale non si parla MAI, se non in casi rari, o solo alla fine del colloquio.PERCHE??
Un buono stipendio cambia tante cose, sistema tanti dubbi, invita.. motiva..ma invece questi pretendono che tu accetti un lavoro a scatola chiusa.. senza chiedere quanto percepirai.. perchè TU HAI VOGLIA DI LAVORARE; così tanta che lavoreresti anche gratis!
<<Beh quanto sarebbe lo stipendio medio?>>
<<Dunque.. qui noi abbiamo l’inquadramento del settore METALMECCANICO, qualifica per chi inizia terzo livello>>
CHIARISSIMO! HO CAPITO TUTTO!
<<Che in sostanza sarebbe?>> preseguo io
<<Beh.. circa.. 1000 euro.. 50 euro in più 50 euro in meno>>
<<Quattordicesima?>>
<<Eh no.. non l’abbiamo.. i sindacati si sono battuti tanto, ma ancora non l’abbiamo ottenuta, però.. si spera che entro la fine dell’anno ce la passino. Altre domande?>>
<<Beh direì di no.>>
<<Le piace come lavoro? Che lavoro vorrebbe fare?>>
Ma che domande sono?? Cosa vuole che gli risponda, quello che tutti risponderebbero “LA ROCKSTAR”, il pittore, il dj, la velina, il calciatore, il regista, l’attore.. che devo rispondere? Un attimo di sincerità.. chi mai vorrà fare nella vita il ragioniere.. lo si fa per necessità.. ma non perché LO SI VUOL FARE. Rispondere “Si voglio fare questo lavoro” é mentire, ma anche mentire spudoratamente! E’ “falsa testimonianza”, si va nel penale!
E poi 10 ore al giorno, senza quattordicesima, con possibilità di fare carriera prossime allo ZERO.. e dovreì dire che mi piace??!? Pura follia. Alla fin fine una risposta dovrò pur darla.
<<Non sapreì, può essere, infondo non l’ho mai fatto difficilmente posso sapere se mi piace o no. Poi sa influiscono molte cose, se l’ambiente é stressante se i colleghi sono amichevoli.. molte cose.>>
<<Beh fondamentale per noi é una persona SVEGLIA.. che abbia voglia di lavorare. Tu non sei un tipo che va in discoteca, che fa tardi la notte? No te lo chiedo perchè abbiamo avuto un ragazzo che lavorava qui che faceva tardi la notte, poi veniva al lavoro e sbagliava, praticamente dormiva, ma poi tu non mi sembri il tipo o sbaglio?>>
Certo, perchè uno che non ha voglia di fare un cazzo viene anche a dirtelo! Pirla! Proprio Pirla!
<<No no, si figuri.. io sto sempre in casa, poi la discoteca non mi piace>>
Come da copione.. a questo punto l’esaminatore si alza dalla sedia, viene oltre il tavolo e sorridendo ti stringe la mano.. e ti dice:
<<Bene allora, le faremo sapere>>
<<Va bene, grazie, buona giornata>> e me ne esco dall’ufficio chiudendo la porta e sapendo che quell’opportunità é stata completamente giocata, ma anche che infondo non ho perso nulla perché posti così dove ti schiavizzano ce ne sono a centinaia.
Gli esponenti del Pdl di Ravenna si sono rifiutati di partecipare, il 4 dicembre in occasione del sessantaquattresimo anniversario della liberazione della città, alla cerimonia di inaugurazione del busto del famoso partigiano ravennate Arrigo Boldrini, capo della Resistenza, medaglia d’oro al valore militare attribuita dagli Alleati e padre costituente, ritenendolo “una figura che non unisce, ma divide”.
Forse però, a pensarci bene, quello che davvero divide è la volontà. La volontà di una certa parte politica di creare scontri, di sollevare polemiche motivate solo da un revisionismo che di questi tempi sembra essere tanto di moda ma che non può che essere disprezzato da chiunque, di destra o di sinistra che sia, ami la storia per quella che è stata ed ami il nostro Paese e la nostra democrazia per quella che è e per come è nata: grazie a tanti uomini, tra cui proprio Boldrini, che hanno combattuto e rischiato la vita per liberare l’Italia dal fascismo, uomini non uniti dalle stesse idee politiche (di fronte al busto di Boldrini, nello stesso corridoio, c’è quello del suo grande amico Zaccagnini, ex segretario della Dc) ma solo dalla volontà di poter dare vita ad un paese in cui esprimere le proprie idee liberamente ed in cui la pluralità delle opinioni potesse essere una ricchezza ed il motore di un dialogo costruttivo. Non è certo un dialogo costruttivo (non è affatto un dialogo) invece quello degli esponenti del Popolo delle libertà che, mentre la cerimonia si svolgeva nelle sale del Municipio, hanno organizzato una raccolta firme nella piazza sottostante rumoreggiando coi megafoni per invitare la gente a firmare.
Si è dato dei criminali ai partigiani. Si era dato dei criminali ai ragazzi che occupavano le scuole. Ma a quanto pare non vengono considerati criminali le camicie nere, i picchiatori fascisti, Mussolini. Non voglio negare, ovviamente, gli errori commessi in alcune occasioni dalla lotta partigiana ma credo si debba necessariamente evidenziare la differenza fra sporadici episodi di violenza ‘privata’ e una violenza di Stato, sistematica e atroce perpetrata da un partito che, già in maniera criminale, aveva preso il potere.
La liberazione, la libertà in generale, non è una questione di partito, non può essere una questione che divide, una questione su cui (in prossimità anche dell’anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani) creare polemica su cui inventarsi scontri patetici imperniati sulla spiacevole abitudine (oserei dire tipicamente italiana) di distorcere e strumentalizzare una storia che dovremmo amare per quella che è e dalla quale dovremmo trarre esempi per creare finalmente uno stato veramente libero, non solo dalle dittature ma anche dalle falsità, dai revisionismi e dall’incapacità di creare una situazione di dialogo vero fra le forze politiche.
Paolo Comandini

