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Cosa c’e’ che non sta funzionando con la distribuzione del sale? Ravenna, bloccata nella morsa del ghiaccio. Le strade principali sono pressochè a posto.. ma con dei bei lastricati glaciali qua e la’.
Nella strada verso il lavoro, ovviamente a piedi, perchè in Via Narsete ci sono 2 cm di ghiaccio, ho visto cadere un imprecante povero vecchietto che cercava di gettare la spazzatura.
Ieri ho incontrato Kathaer e mi ha detto è un po’ che non scrivi su OraRavenna.
Gli ho risposto hai ragione.
“Una firma contro la droga?”. Il tono del ragazzo fa apparire la cosa come scontata: chi sarebbe così stupido da rifiutare? La droga dà dipendenza, rovina la salute e i rapporti con le persone. Eppure ci sono così tanti aspetti mai detti, ma sicuramente visti che mi fanno storcere il naso e tirare dritto, ignorando lo sbigottito propositore. Mi viene da chiedere: quanto fattura lo Stato con le sigarette? E quanti, a causa di esse, muoiono o si ammalano? Di lì parte spontanea l’altra domanda: entrambi i valori suddetti, sono minori dei corrispettivi dovuti al consumo di cannabis o di altre droghe? No, certamente. Allora perchè tanto moralismo e tante levate di scudi? “Lo Stato deve tutelare l’incolumità dei suoi abitanti”, mi fu risposto una volta, giustificazione che potrebbe quasi starci, non fosse che da una parte vieta un veleno e dall’altra ne somministra un altro, guadagnandoci pure sopra concretizzando uno dei massimi aspetti dell’ipocrisia visibile a tutti: la scritta “FUMARE FA MALE”. Davvero niente male come tutela. Ma vertiamo pure uno sguardo su quest’ultima: c’è forse qualcuno che ritiene impossibile procurarsi sostanze illegali per i fruitori di queste ultime? Si dissuada. Trovare i fornitori e recuperare la “merce scottante” fa parte del contesto che tanto piace ai vari fumatori o sniffatori: si sentono “fighi” nel comunicare in codice via telefono ( sic! perchè ovviamente la finanza controlla TUTTI i cellulari…) o per la strada e credono di essere brillanti quando possono offrire con un sorrisino al limite del ridicolo, ciò che si sono procurati in virtù di conoscenza che espongono come un vanto. Ipotizziamo ora una legalizzazione totale delle droghe, vendute in farmacia, sotto controllo. Le istituzioni apparirebbero come “mostri” dispensatori di morte? Di sicuro non più di quanto già lo siano ora con il tabacco. E soprattutto, apparirebbe così “trasgressivo” utilizzare sostanze non vietate? Altro aspetto: quanto guadagnerebbe lo Stato, eliminando la spesa utilizzata in maniera solo parzialmente fruttuosa per bloccare lo spaccio? quanto guadagnerebbe imponendo una tassa sull’acquisto? Ma soprattutto: con cosa si finanzierebbe la criminalità, che campa in buona parte su questo? Senza contare che un fallimento nella guerra alla droga con i criteri attuali significherebbe soprattutto una sconfitta per chi la consuma. In caso di legalizzazione ci sarebbe una grossa perdita monetaria per il Tesoro italiano e ho buoni motivi per pensare che ci sia sempre più volontà nel fare le cose quando si rischia di perdere dei soldi. Pensiero cattivo, non è vero? Ma d’altronde sono nato in Italia…Mi sia concessa venia per la provocazione: non vado oltre la birra doppio malto come droga pesante e legalizzazione o meno non fruirei mai di qualcosa di così dannoso (al pari delle sigarette). Ma ai moralisti che mi dicono “firma contro la droga”, permettetemi di rispondere con un gesto di stizza e con il proseguimento verso i miei affari.
Gilles Zalambani
Questo documento rappresenta la “Dichiarazione d’intenti” con cui Riccardo Ricci Petitoni, 24enne ravennate, si è candidato a segretario regionale dei Giovani democratici.
Di fronte a questa importante ricorrenza dobbiamo però riconoscere che, sebbene dopo Berlino altri muri siano crollati in ogni parte del mondo, sono ancora tantissimi quelli che permangono e che purtroppo continuano ad essere eretti.
Una barriera di cemento divide il popolo palestinese da quello israeliano, mentre un muro invisibile e preconcetto separa i cittadini nazionali dai migranti che varcano i confini alla ricerca di un futuro migliore.
In Europa, e nel nostro Paese, steccati ideologici dividono la società: l’autoreferenzialità delle classi dirigenti nazionali impedisce il ricambio generazionale e l’espressione di nuove mentalità, la rincorsa ad uno sviluppo cieco ed arretrato distrugge l’ambiente e ci allontana da una crescita sostenibile.
Nella scuola, nell’università e nella società stessa le regalie ed i clientelismi prevalgono sul merito, mentre la dignità del lavoro è spesso svilita dal mero sfruttamento economico dell’uomo sull’uomo.
Il progetto di una conoscenza universale soggiace agli interessi privati, ed il sogno di una piena integrazione europea è ostaggio degli egoismi nazionali.
Anche all’interno della nostra Unione regionale è necessario superare steccati e pregiudizi, ascoltarsi gli uni con gli altri, imparare gli uni dagli altri e soprattutto avere fiducia reciproca.
1. Per questo abbiamo improntato questa candidatura alla chiarezza, intendendo perseguire una politica di trasparenza, di condivisione delle opinioni, dei pareri, delle decisioni. Costruire in primis un rapporto di fiducia, che non faccia mai mistero nemmeno dei punti oscuri che potessero presentarsi.
No a riunioni di fazione, no a consessi separati, no agli incontri preferenziali con gli amici e gli amici degli amici.
2. Il nostro agire politico deve essere improntato all’analisi, alla proposta ed infine all’azione: per questo dobbiamo affrontare i problemi e le tematiche a tuttotondo, includendo tutti gli attori coinvolti. In quest’ottica pensiamo che legittimare tavoli interprovinciali su temi e problemi specifici sia il miglior modo per affrontare le questioni in una prospettiva positiva di sistema. Pensiamo ai trasporti pendolari, pensiamo ai poli universitari, pensiamo agli indotti turistici e industriali.
3. Allo stesso modo crediamo che la difficile situazione nazionale e le perplessità che condividiamo a riguardo possano essere risolte solo avviando un dialogo sincero e costante con le realtà a noi limitrofe, che condividono le nostre stesse esigenze. Per questo obiettivo primario sarà costruire una collaborazione con Toscana, Umbria, Marche , Liguria e con le regioni del Nord, per convergere su iniziative e strategie comuni.
4. Abbiamo bisogno di un nucleo dirigente snello ed operativo, che non risponda a logiche di spartizione fra le federazioni ma che punti sulla competenza e sul merito.
Il Coordinamento dei Segretari deve essere l’organismo decisionale che coadiuvi il Segretario, il quale deve poter disporre di uno staff con deleghe tematiche, che operi nell’interesse generale e sia quindi svincolato da ogni forma di veto locale.
È possibile un organismo decisionale e consultivo intermedio fra il Coordinamento dei Segretari e l’Assemblea regionale, formato da una rappresentanza ristretta delle Federazioni, ed integrato dalle deleghe tematiche e da personalità rappresentative di associazioni o di movimenti politici che condividono il progetto democratico.
5. Fiducia e complicità reciproca si formano partendo da comuni intenti. Da qui l’accento che l’Unione regionale dovrà porre alla formazione ed alle campagne politiche. La struttura regionale dovrà esser capace di costruire “cabine di regia” per iniziative che vadano da Piacenza a Rimini, e per un approccio formativo alla politica, anche attraverso periodi di studio tematizzati e regolari seminari di analisi e proposta.
6. La nostra Giovanile non potrà più prescindere dal considerare determinante la questione comunicativa. Serve un linguaggio nuovo, che parta dall’interesse verso i mezzi comunicativi virtuali e passi dalla ricerca, dall’esperimento di nuove forme di comunicazione e di condivisione.
Internet è un territorio potenzialmente vastissimo per la sperimentazione, e non ancora uniformato. Su questo e sulla sua comprensione dobbiamo puntare: blog, social networks, web radio (esperimento riuscito con successo già in alcune federazioni) e web tv. Ma esistono tante altre forme di comunicazione nuove nella vita reale, figlie dell’evolversi della società, che vanno ricercate e su cui dobbiamo esser avanguardia.
7. L’Assemblea regionale del 25 gennaio dovrà sancire uno spartiacque fra le questioni meramente organizzative e l’apertura di una discussione politica sui temi. Per questo prendiamo l’impegno per la costituzione degli organismi dirigenti nel più breve tempo possibile, ed un conseguente immediato avvio del confronto e della proposta sui temi dell’Università, dell’Istruzione, del Lavoro, dell’Ambiente, dell’Europa e del Welfare.
Nell’avvio di questa fase il documento regionale di convergenza redatto a dicembre dovrà esser la base primaria.
Pur non considerandoli esaustivi della molteplicità dei temi in campo, sentiamo tuttavia l’esigenza di evidenziare cinque temi salienti che crediamo imprescindibili all’interno della discussione:
• Il finanziamento pubblico e privato all’Università si attesta sullo 0,9 per cento del Pil contro una media europea del 2 per cento. Parametro distante dall’obiettivo del 3 per cento tracciato dagli accordi di Lisbona. L’ipotesi di un taglio, messa in atto dal governo Berlusconi, è un controsenso: i fondi per la didattica e la ricerca, per uscire dalla crisi, dovrebbero essere implementati. Non va eluso però il tema del merito e della razionalizzazione della spesa. I fondi per la ricerca devono essere assegnati con una valutazione dei progetti compiuta da esterni. Terminato il progetto, devono essere valutati i risultati conseguiti, che devono pesare sull’attribuzione di nuovi finanziamenti. Stop al nepotismo e al clientelismo, con una riforma vera dei concorsi. Va favorita poi l’internazionalizzazione dell’università e la mobilità degli studenti, affinché possano scegliere l’ateneo a cui iscriversi in base alle proprie aspirazioni e non alla possibilità del proprio portafogli. Lo studente stesso deve essere riconosciuto come soggetto attivo nella società ed il suo “status” deve prevedere agevolazioni, reti di servizi ad hoc riguardanti in particolare i trasporti, l’alloggio, l’integrazione nel contesto urbano. L’università è una risorsa culturale importante per la nostra Regione, e la sua difesa è patrimonio di tutti noi: un contributo per una sana riforma degli atenei può partire da un’Unione regionale che metta ai primi posti un serio confronto fra le realtà attive nelle Università e nei Poli della nostra Regione: l’esperienza non ci manca.
• Il Lavoro è il fondamento della nostra Repubblica, la tutela della dignità del lavoro e del lavoratore deve esser caposaldo di una Sinistra Riformista. In tempi di stagnazione e recessione la soluzione non può essere il precariato, che al limite è una delle cause. La riforma degli ammortizzatori sociali è imprescindibile al fine di avviare un modello di flexsecurity sul modello nordeuropeo, che non deve essere una mera utopia ma una tensione di fondo costante. La flessibilità unita alla sicurezza del lavoro, e sul lavoro, esiste quando al lavoratore è garantita una formazione permanente, con tutele che proteggano il lavoratore flessibile quando cambia lavoro, e che lo indirizzino sostenendo la formazione verso un nuovo impiego. Il precariato va combattuto sterilizzando i contratti di serie B con l’estensione degli ammortizzatori e delle tutele sociali a tutte le tipologie di contratto, anche alla luce della situazione economica attuale: dal 2008 al 2009 si sono già persi 400000 posti di lavoro, buona parte dei quali appartenenti a persone con contratto flessibile. È necessario inoltre rendere meno conveniente il lavoro a termine e prevedendo un salario minino garantito.
I contratti di formazione-lavoro e di apprendistato devono essere ripensati riconoscendo lo status di soggetto attivo allo studente ed all’apprendista al pari del lavoratore, perché queste esperienze formative non si trasformino in semplice reperimento di manodopera a basso costo, e per restituire dignità ad un tipologia di lavoratori che viene penalizzata per anni.
• al pari dell’Università, l’Istruzione primaria e secondaria deve rivestire un ruolo speciale all’interno della società. I tagli ed il gretto ridimensionamento che il Governo sta perpetrando non solo sono un attacco alle fondamenta della cultura di questo Paese, ma nulla fanno per combattere la dispersione scolastica e l’abbandono, favorire l’integrazione, garantire pari opportunità d’accesso a tutti. L’ambiente scolastico deve poter essere inclusivo, e deve poter dotarsi di risorse adeguate per l’inserimento degli studenti migranti e degli studenti diversamente abili. Deve poter promuovere programmi di orientamento ed indirizzo, anche potenziando i rapporti fra la scuola e l’Università/mondo del lavoro.
Nella nostra Regione, dove esiste un modello scolastico avanzato, dobbiamo vigilare affinché la scuola rimanga maestra di rispetto combattendo contro l’insorgere dell’intolleranza e del razzismo. L’istruzione e la formazione devono essere incoraggiate anche attraverso programmi di sostegno all’iniziativa ed all’espressione degli studenti e dei giovani in generale, riconoscendoli come risorsa attiva per lo sviluppo del Paese.
• L’Emilia-Romagna può vantare un pregevole modello di tutela ambientale e di sviluppo sostenibile; un modello dove gli amministratori locali e regionali hanno saputo far coesistere la vocazione industriale ed urbana col rispetto e la protezione dell’ambiente e del territorio. Ma la sfida ambientale è ambiziosa, e non dovremmo mai stancarci di perseguire un miglioramento costante, ragionato, sperimentando soluzioni e progetti. Dobbiamo lavorare costantemente come avanguardia e mai adagiarci sugli allori.
La dimensione urbana dell’Emilia-Romagna ci impone un ragionamento sulla mobilità e sui trasporti; tema non solo legato al controllo dell’inquinamento ma anche al diritto al trasporto pubblico ed alla mobilità integrata. L’idea di una regione-città, collegata ed integrata al suo interno può ispirarci proposte per ottimizzare la mobilità studentesca ed il pendolarismo, riducendone i disagi.
• Un’Unione Europea forte rappresenta una prospettiva irrinunciabile per aggredire i temi della modernità: l’emergenza ambientale che mette a repentaglio la salute del Pianeta, la crisi economica che segna la fine di una globalizzazione senza regole per il capitale finanziario e senza garanzie di equità per i più deboli, la sicurezza internazionale insidiata da mafia, brigantaggio, terrorismo e tratta di esseri umani. E non per ultimo il tema dei flussi migratori: il loro controllo e gli strumenti di welfare per fare fronte a questo fenomeno non possono essere retti da una sola nazione. Gli stati nazionali, la cui struttura è uscita sconfitta dalla storia del ‘900, non possono reggere queste scommesse. Oltre agli Stati uniti d’America e l’Ue, anche la Cina, l’India, l’Indonesia, la Russia, il Brasile, il Messico, il Giappone, il Sud Africa e altri numerosi stati intendono partecipare al governo del mondo. L’Europa, dopo essersi macchiata della responsabilità dei due conflitti mondiali, deve interpretare una fase di cooperazione internazionale, di superamento dei conflitti, di rivendicazione dei diritti dei più deboli. Quando è unita, ha dimostrato di poter assumere questa funzione: è successo per la crisi libanese, è accaduto quando si è fatta promotrice della moratoria contro la pena di morte. Per questo, la giovanile democratica deve assumere il ruolo di avanguardia europeista, e fare proprie le istanze che vogliono dotare il Vecchio Continente di una sola Costituzione, di una guida unitaria per la politica estera, di un governo unico.
Riccardo Ricci Petitoni
Federica Degli Esposti
Carlo Gavanelli
Giorgia Antonellini
Federico Aquilanti
Dario Biolcati Rinaldi
Valentina Casadei
Laura Lombardi
Alex Mirandola
Luca Coffari
Matteo Mogardi
Roberta Morini
Riccardo Ruggeri
Agnese Russo
Angela Zagonara
Matilde Zavalloni
Sono vittima della sensibilità concessa all’uomo moderno. Parlo di quella che emerge quando, esternati dal ciclo alimentare, possiamo farci degli scrupoli ad esempio sul consumo di carne – sono vegetariano – o sul maltrattamento degli animali – sono antispecista.
Chiaramente non mi vergogno di questa sensibilità, mi pare d’avanguardia.
Altro mio difetto è di non sapermi fare i cazzi miei, cosa che mi ha sempre garantito qualche guaio oltre a un sacco di belle esperienze.
Sono venuto a conoscenza alcune settimane fa dell’esistenza del canile lager a Osterie, in provincia di Ravenna. Un allevamento dove il padrone, ottantenne ex-veterinario, tiene circa 200 cani senza dar loro da mangiare, senza acqua pulita da bere, senza luoghi riparati per la pioggia e il freddo d’inverno ed il sole d’estate, senza cure veterinarie adeguate, senza pulizia. Così da una decina d’anni.
Il principio che lo ha sempre salvato dai precedenti processi è che lui mette in pratica la selezione naturale come metodo d’allevamento. I pochi cani che sopravvivono vengono venduti ai cacciatori che si assicurano bestie robuste e agguerrite. Degli altri rimangono i resti qua e là in mezzo al fango e alla merda.
A sentire queste cose uno normale si indigna. Uno come me ha bisogno di capire, e si fionda alla prima occasione sul posto. Così ho fatto.
Sono partito con due volontarie e l’auto piena di cibo ed acqua, ho infranto un paio di articoletti di legge che tutelano il “fatti i cazzi tuoi”, e tra merda e fango ho sfamato i cani e scattato alcune foto, incorrendo anche nel proprietario e nei carabinieri. Se non vi annoia, potete leggerlo qui.
Sensazioni. Tanta rabbia sotto la pelle, disgusto, preoccupazione per i cani visibilmente malati, tenerezza per i quattrocento occhi a caccia di cibo e anche per quel cane che gli occhi non ce li aveva più. Voglia di farli scappare, senza poterlo fare. Un altro destino qualsiasi sarebbe andato meglio che questo.
Per me un cane soffre quanto un uomo. Di uomini che vivono in condizioni simili, ahimè ne esistono. Covo rabbia nei confronti di chi permette che queste cose accadano, con le proprie mani o con il proprio silenzio.
Ieri ed oggi alcuni media nazionali ne hanno parlato. Ora è tutto sotto sequestro.
Occorre che la società si faccia carico della tutela e del mantenimento di questi animali.
Ci sono due punti di raccolta per il cibo che servirà a sfamare oltre 200 animali a tempo indeterminato. Lo sforzo sarà grande e anche un piccolo aiuto sarà apprezzatissimo.
Punto di raccolta a Carraie Via Cella 553 - L’OcchioVerde
Punto di raccolta a Ravenna - Circ. Piazza D’Armi 53 - La Rosa Maurizio
Per il momento si può portare solo cibo in scatola a lunga conservazione.
Per lavarsene le mani, bisognerebbe prima sporcarsele.
Sei Ravennate…
se questa mattina la via in cui abiti è diventata un Senso Unico
se ti offendi se ti danno del “patacca”
se al supermercato chiedi una “sportina”
se anteponi l’articolo ai nomi femminili, e in rari casi a quelli maschili
se ogni volta che conosci una persona nuova scopri di avere degli amici in comune, e che comunque avevi già sentito parlare di lei
se hai saputo dalla Cinzia, che tra l’altro è ingrassata un sacco, che l’Alessia, l’ex di Giangi, è andata a vivere da Luca, nonostante lui sia ancora fidanzato con la Mirka, e quindi quest’ultima, per ripicca, è andata con Francesco, che Luca odia ancora dai tempi in cui…
se sai cosa siano le giuggiole
se sai cosa siano le fave dei morti
se sai cosa siano le Caterine e i galletti
se la S e la Z sono per te due suoni indistinguibili, al punto che hai ancora dei dubbi del tipo “ma si scrive piSSa o piZZa?”
se ti lamenti perché Ravenna è una città morta, ma allo stesso tempo ti lamenti di “Ravenna bella di sera” e della “Notte d’Oro”
se ti lamenti di avere pochi soldi, ma appena ne hai li sperperi in cose non utili alla sopravvivenza
se ti lamenti delle troppe rotonde
se ti lamenti del tuo lavoro mentre tutti gli altri te lo invidiano, anzi neanche lo considerano un lavoro
se ti lamenti
se hai visto almeno una volta per strada il mago Casanova, o l’Elenoir Casalegno, o la Mascia Ferri, o Ivano Marescotti, o il maestro Muti, o la Laura Pausini, o Marco Melandri
se vai a dire in giro che Gianni puzza, la Grazia ha la casa sporca, Roberto è grasso, la Marica è permalosa, la Federica è brutta…. ma intanto tu hai due nasi
se quel difetto che hai e che notano tutti in realtà uno specialista ti ha detto che il tuo è un caso particolare, tra l’altro incurabile…
se durante le gite scolastiche sul pullman si cantava “Romagna mia” e “Romagna e Sangiovese”
se credi che “Fog, Nebbia Assassina” sia un film girato a Novembre sulla Darsena
se per la strada da casa all’ufficio ci sono almeno venti rotonde
se ogni volta che sbagli strada aspetti di imboccare una rotonda per ritornare indietro
se nelle altre città hai difficoltà a girare in macchina perché mancano le rotonde
se non vedi l’ora di andare a vivere altrove poi appena ciò avviene capisci che Ravenna era la tua città ideale in cui vivere
se pensi che i “lavori in corso” siano perenni
se per te il centro del mondo è il “The City”
se in centro guardi male una ragazza con le treccine esclamando “Ma come va in giro certa gente?” ma tu nel frattempo indossi un completo blu elettico leopardato con le paillettes
se odi la canzoncina “CRAI CRAI spesa fantastica…”
se sai giocare a Mah Jong, ma non sei asiatico, e soprattutto sai che il vero Mah Jong non centra niente con il giochino per pc tipo solitario
se anche tu ti sei chiesto “ma perché l’Uno di canne è un uccello?”
se scavando una buca profonda un metro nel tuo giardino trovi l’acqua, o un tappeto di pietra romano
se l’estate si va a Mirabilandia (a divertirsi o a lavorare)
se in casa c’è almeno una bici per ogni membro della famiglia più quella scassata, che tanto non va
se alle feste di ritrovo di vecchi amici si va alla “Ca delle Aie” a mangiare i cappelletti
se per te marinare la scuola è “fare sboccia”
se ti piace stare in “pollègg” o darti al “polleggio”
se alcune cose ti danno lo “smago”
se il bar in cui sei sempre andato a fare colazione oggi è diventata una banca
se sai chi è il “Passatore”
se all’inaugurazione di una nuova mostra di mosaici ti butti sul buffet e fingendo interesse per le opere ti metti a parlare del nuovo taglio di capelli della Cristina, e di come stia male conciata così
se per te le parole “piazza” e “parcheggio” sono sinonimi (fatta eccezione per Piazza del Popolo, chiaro)
se dici sempre di avere difficoltà a trovare parcheggio, poi quando c’è la piazza (cfr. sopra) vuota impieghi un quarto d’ora a girare intorno perché vuoi cercare il posteggio più comodo
se per te Ravenna è una città SUL mare, anche se in realtà dista 7 km dall’Adriatico
se hai imparato a considerare gli orari degli appuntamenti “interpretabili”
se l’organizzazione di qualunque cosa lascia sempre un po’ a desiderare
se sei rimasto imbottigliato nel traffico delle 5 del pomeriggio perché escono quelli che lavorano dalle fabbriche
se ti stupisci di come certi non ravennati ignorino che Ravenna è stata la capitale dell’Impero Romano di Occidente
se ti piace la cripta della chiesa di San Francesco perché ci sono i pesciolini
se… lì c’è una chiesa, lì un’altra, lì un’altra ma è sconsacrata, lì ce n’è una ma è visitabile solo il mercoledì pomeriggio, anche dentro a quella scuola c’è una chiesa dove ogni tanto ci fanno delle mostre, anche quella è una chiesa ma è bella solo la facciata, anche quella era una chiesa ma ora è un’agenzia di viaggi…
se ti lamenti di Ravenna ma alla fin fine sei molto campanilista
se anche oggi hanno trovato dei mosaici dove stavano scavando per costruire un garage
se non ne puoi più di vedere quelle cacchio di colombelle di Galla Placidia ovunque
se per te i chewing gum si chiamano “cicche” e le sigarette “paglie”
se pensi di non rispecchiarti in alcune di queste definizioni, ma sapresti fare molti nomi di ravennati che invece calzano a pennello la descrizione!
Ma spezziamo una lancia in favore dei ravennati, non è vero che sparliamo così tanto in giro senza accorgerci dei nostri difetti… o almeno non io, perché molti altri invece proprio non fanno altro che spettegolare, dico sul serio, poi dovreste sentire che perfidia, no perché….
Così teorizzava anni fa il sindaco D’Attorre, persona cara ai cittadini ravennati, ora purtroppo scomparso. Egli era dell’idea che ad un campus universitario esterno al centro città, fosse preferibile la trasformazione di quest’ultimo a ricettacolo delle attività studentesche, al fine di ottenere il connubio perfetto fra città tranquilla e vitale. Un cammino che fino ad oggi si è rivelato lungo e lento, e che però ha avuto modo di compiere qualche passo in avanti con i recenti trasferimenti di sede che hanno coinvolto le facoltà di Ingegneria e di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali. Il piccolo agglomerato di stradine, stanziato fra via Mazzini e via di Roma, ha subito mostrato gli effetti di questa operazione: studenti in bicicletta, o a piedi, con gli zaini in spalla e i libri sotto braccio, calcano ora quelle che fino a poco tempo fa erano sprazzi di città in cui il silenzio era rotto solo dalle autovetture di passaggio. Da una parte i futuri ingegneri edili, arrivati ad abitare il complesso degli Ex Asili completamente rinnovato, in via Tombesi dall’Ova. Dall’altra, i Tecnici del Restauro, che dopo essere stati ospitati per qualche anno nella suddetta sede - all’epoca ancora in fase di allestimento- trovano una più idonea locazione fra gli affreschi e i corridoi di Palazzo Santacroce, in via Guaccimanni. In mezzo ai due, una sola fila di abitazioni, che, si spera, non sia d’ostacolo all’interazione fra i due gruppi, di modo da creare quel “melting pot” che tanto deficita a Ravenna, città caratterizzata da una popolazione universitaria di 3400 elementi, che, per mancanza di luoghi di ritrovo o di eventi, vede questo numero dividersi in molteplici sottogruppi a sè stanti. Unanimi i pareri degli studenti interessati dal cambio di sede: i nuovi locali sono ben attrezzati e funzionali ( sale studio, aree dotate di internet wireless, aule capienti, laboratori, etc.), si può finalmente godere della vicinanza di segreteria ed altre sedi importanti ( Palazzo Corradini, Seminario, Palazzo Traversari e Dipartimento di Beni Culturali), ma tutto questo richiede un prezzo giudicato da alcuni molto alto. E’ nota infatti la scarsità di parcheggio in tutta quella zona compresa all’interno dell’antico tratto di mura, nonchè nelle immediate vicinanze, come pure è noto che la scelta di Ravenna come città in cui portare avanti il proprio percorso di studi, viene fatta per lo più da ragazze e ragazzi residenti in realtà non lontane, come il forese o le altre province romagnole. Considerati i costi di una vita fuori casa e vista la poca qualità dei collegamenti da e per la città, il pendolarismo in automobile è divenuto una scelta adottata da molti e va da sè che i pochi posti auto non a pagamento forniti dal borgo S.Rocco non sono più in grado si soddisfare le esigenze degli studenti presenti, tanto che molti si ritrovano a pagare profumatamente le ore di sosta necessarie per seguire le lezioni. Si spera quindi in un intervento comunale che possa ridurre, se non proprio eliminare la problematica, unico neo in una ben riuscita azione di crescita di livello da parte dell’ateneo ravennate.
Gilles Zalambani